IL TRASFERIMENTO DEL DIPENDENTE: QUALI SONO I LIMITI E CHE TUTELE HA IL LAVORATORE?

Il trasferimento del lavoratore costituisce un atto di gestione del rapporto di lavoro che il datore può disporre solo nel rispetto delle condizioni previste dall’art. 2103 c.c., secondo il quale esso è legittimo solo se giustificato da comprovate esigenze tecniche, organizzative o produttive. Tuttavia, tale potere non è illimitato e deve essere esercitato nel rispetto del principio di correttezza e buona fede, garantendo la tutela delle situazioni personali e familiari del lavoratore.

Esigenze Organizzative e Onere della Prova

L’onere di dimostrare la reale necessità del trasferimento grava interamente sul datore di lavoro. In sede giudiziale, quest’ultimo deve fornire prova concreta e documentata delle esigenze aziendali, senza contraddizioni o modifiche nelle motivazioni addotte nel corso del procedimento. La mancanza di coerenza nelle ragioni fornite può determinare l’illegittimità ed il conseguente annullamento del provvedimento.

Tutela della Persona e Bilanciamento degli Interessi

Un aspetto fondamentale riguarda la tutela di specifiche condizioni personali del lavoratore, come la disabilità. Ai sensi della L. 104/1992, il trasferimento non può avvenire senza il consenso del lavoratore se la disabilità è riconosciuta come grave. Inoltre, il trasferimento deve sempre essere valutato alla luce dei principi di non discriminazione e tutela della persona, secondo quanto stabilito dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con L. 18/2009.

Legittimità del Trasferimento e Principio di Ragionevolezza

Per garantire la legittimità del provvedimento, il datore di lavoro deve dimostrare che il trasferimento sia l’unico strumento idoneo a soddisfare le esigenze organizzative, escludendo soluzioni alternative meno penalizzanti per il lavoratore. Inoltre, la giurisprudenza ha chiarito che il datore può integrare o modificare la motivazione del trasferimento solo se le nuove ragioni addotte sono coerenti e non contraddittorie rispetto alle precedenti.

Conclusioni e Implicazioni

Il trasferimento del lavoratore deve rispondere a criteri di necessità, proporzionalità e ragionevolezza, evitando soluzioni che possano ledere i diritti del dipendente in assenza di comprovate esigenze aziendali. L’assenza di una giustificazione chiara e documentata può determinare l’annullamento del provvedimento, con la conseguente reintegrazione del lavoratore nella sede originaria. La corretta applicazione di questi principi rappresenta una garanzia per un equo bilanciamento tra il potere organizzativo del datore e la tutela del lavoratore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *